I strepitosi benefici del Ringraziamento

I strepitosi benefici del Ringraziamento

Educare dal verbo latino educĕre

“ trarre fuori, tirar fuori ciò che sta dentro”

significa anche insegnare a vivere

Come sostiene il noto psichiatra prof. Vittorino Andreoli, il primo prerequisito  per rendere possibile l’educazione è far scoprire la vita e la sua bellezza.

Vivere significa sapere che cos’è la vita, capirne il senso e quindi parlare della morte e della vita come dono.

In famiglia educare significa usare l’amore, misurabile dal desiderio vivo di stare quanto più tempo insieme.

A scuola educare significa usare interesse, cioè sentirsi parte attiva nello sviluppo del bambino e seguirne la crescita con la soddisfazione di vedere che la persona sta imparando a vivere.

Poi ci sono tutte le varie agenzie educative quali la chiesa, l’oratorio, il mondo sportivo, le associazioni che educano ad interpretare la vita.

Oggi ci troviamo  all’interno  di una crisi di valori e sembra che gli adulti  non sappiano più educare.

Possiamo uscire da questa limitante credenza riconoscendo quello che lo stesso prof. Andreoli definisce l’ “ l’umanesimo della fragilità “.

Fragilità  non vista  come limitazione  ma come riconoscimento del bisogno di stare con l’altro, perché la mia fragilità  unita a quella dell’altro dona forza per vivere.

Il buon educatore deve essere fragile cioè riconoscere i propri limiti, gioire nello stare a contatto delle nuove generazioni, insegnare e imparare da loro.

Proprio in quest’ottica ogni giorno da anni con i miei alunni propongo il gioco della gratitudine, momento nel quale ognuno può esprimere e condividere ciò che desidera come ringraziamento  alla vita.

Inizialmente, come quest’anno che insegnavo in una classe prima, i bambini non abituati a questa forma mentis dell’essere grati sempre e comunque, incontrano qualche esitazione.

Per questo inizio io a ringraziare, andando un po’ a ruota libera, raccontando di me mentre ringrazio l’automobile che mi porta al lavoro, la lavatrice che mi solleva dalle fatiche del bucato, la sedia che mi permette di riposare, l’acqua che mi disseta, e così via … per insegnare loro a non dare nulla per scontato.

Successivamente stimolati dal mio esempio  e dalla certezza  che qualunque cosa venga detta va bene, rassicurati dalla mancanza di giudizio, proseguono e tutto poi evolve naturalmente.

I bambini sono fantastici, apprendono all’istante, emanano energia da tutti i pori e credono fermamente in quello che riescono ad esprimere. I bambini più piccoli hanno una marcia in più di noi adulti perché non hanno ancora filtri e censure, perciò avviarli ad un sentimento autentico di gratitudine credo contribuisca al successo nella vita, perchè noi siamo ciò che ci permettiamo di essere, ciò che pensiamo di noi. 

Qualora a qualche bambino più condizionato non viene in mente nulla da dire, suggerisco delicatamente di pensarci su e ci torniamo dopo, oppure ricordo che se anche penso di non avere nulla da ringraziare, posso sempre dire:

  •  “grazie alla sedia che mi permette  di  riposare”;
  • “grazie alla matita che mi permette  di disegnare, scrivere,…” 
  • “grazie agli occhi che mi permettono di vedere, ecc.

Così facendo arriviamo non solo a ringraziare per tutto ciò che abbiamo, per tutto ciò che  siamo, pensiamo, sogniamo…ma riconosciamo gratitudine anche per l’immensa potenza che c’è in ognuno di noi.

Il nostro moto presto diventa “ Volere è potere”, io posso, io scelgo, io decido, io sono responsabile delle mie azioni.

Negli anni ho verificato che questa semplice attività non solo diventa presto un gioco richiestissimo ed irrinunciabile all’interno della routine scolastica quotidiana, ma anche aiuta a migliorare il clima classe, ad accettare le diversità di ognuno, a vivere e a superare i momenti critici che possono presentarsi nelle vite di ognuno, a condividere le gioie e i dolori, ad esorcizzare le paure, ad accrescere i sentimenti di amicizia e di affetto che uniscono tutti i membri della classe.

Tra l’altro non mancano, sia i momenti in cui rimango basita, esterrefatta e talvolta commossa di fronte alla profondità dei sentimenti che riescono magistralmente ad esprimere, dalla originalità delle loro affermazioni, sia i momenti di ilarità. 

Insomma come disse in chiusura d’anno un mio bimbo : “ringrazio il gioco della gratitudine che mi permette di ringraziare la vita.

Buona vita a tutti!