Eckhart Tolle: questa crisi è un opportunità spirituale

Eckhart Tolle: questa crisi è un opportunità spirituale

Lo sconvolgimento che stiamo vivendo in questo momento (…) è un’opportunità perché, sebbene questo sia un momento di sconvolgimenti, è anche un momento di risveglio.”

Oggi voglio parlarvi di un autore fuori dal tempo, ma che ci può essere molto utile nel capire e saper affrontare i mesi che abbiamo appena trascorso e, sperando non siano così duri, i mesi che arriveranno.

Tutte noi mamme, come il resto della popolazione, possiamo solo aspettare e cercare di capire cosa succederà: tra questa pandemia e le restrizioni che riguardano anche i nostri figli, cerchiamo di non farci scoraggiare o spaventare dai mezzi di comunicazione, e al contempo proviamo a rassicurare i nostri piccoli.

Perciò è molto utile, leggere chi ha un’opinione particolare, anche riguardo a questo periodo, conoscerne il pensiero per riuscire, noi stesse, a parlare con serenità ai nostri figli. Oggi conosciamo Eckhart Tolle, autore contemporaneo di successo e il suo pensiero riguardo alla situazione globale.

Eckhart Tolle, i primi anni

Eckhart Tolle nasce nel 1948 a Lünen in Germania, nei pressi di Dortmund.

È lui stesso che spesso descrive la sua infanzia come un periodo buio, segnato dall’incertezza, ma al contempo dal tentativo dei genitori di capirlo: l’incertezza è data soprattutto dal lavoro del padre che, seppur non manchi mai, costringe la famiglia a muoversi spesso lungo tutta l’Europa.

Quando ha tredici anni tutta la famiglia si trasferisce in Spagna, per poi arrivare all’età di diciotto anni in Inghilterra, attraverso diverse tappe.

Eckhart in questo modo fa la conoscenza con culture e modi di vivere diversissimi tra loro, ne fa tesoro e bagaglio personale, e soprattutto considera queste esperienze dirette con il mondo più importanti di ogni studio classico.

Venendo incontro a questa tensione verso la conoscenza diretta dell’altro, i genitori accettano che il figlio non frequenti alcuna scuola: Eckhart, infatti, dopo aver lasciato prematuramente gli studi, riprende solo all’età di 22 anni l’università inglese, ma questa nuova vita, che per altri sarebbe valsa come un rientro nella normalità, non gli porta la sperata “pace dei sensi”.

La depressione e la consapevolezza

Ne segue un periodo di depressione e di isolamento, del quale Eckhart non fa mai sconti nel parlarne: in quegli anni, racconta, non riusciva in alcun modo a capire cosa e come fare, non capiva quale problema lo attanagliasse e come ritrovare una felicità mai veramente conosciuta.

A 29 anni la svolta, nel più classico dei modi: una lunga notte di tormenti.

…chi è questo io che non può vivere con sé? Cos’è il sé? Mi sentii attirato dentro il vuoto. Non sapevo allora che ciò che stava accadendo era che la mente, con la sua pesantezza, i suoi problemi, che vive tra un passato insoddisfacente e un futuro pieno di paure, era crollata. Si era dissolta. Il giorno dopo mi svegliai e regnava una grande pace. C’era pace, perché non c’era un io. Solo un senso di presenza o di essere, solo un osservare e guardare.

Seguirà un vero e proprio periodo di ricerca felice: disinteressato del lavoro, del cibo, quasi dimentico di se stesso, si scopre felice e in pochi anni decide che la sua strada, ora chiara, è quella del maestro spirituale.

Il pensiero di Eckhart Tolle

L’impianto di pensiero di Eckhart Tolle può essere ben riassunto dal concetto di consapevolezza del essere nel presente.

Ogni tensione, debolezza, ma soprattutto le pesantezze che gravano sulla vita possono essere ricondotte al nostro interesse verso il passato e il futuro, e al contempo alla nostra poca attenzione verso il presente che viviamo.

Se lasciamo che la nostra mente prenda il sopravvento, oscurando emozioni, sensi e corporeità, allora rischiamo di diventare come la mente, di esserne noi parte (e non la mente una parte di noi): il nostro cervello è fatto per esaminare i problemi, per collegare passato e futuro, per pensare che noi non siamo altro che un collegamento logico tra questi due tempi.

Questa funzione è molto importante, ma non deve mai diventare predominante, non deve in alcun modo superare le sue competenze: passato e futuro rimangono illusioni, solo il momento presente è reale, e la nostra necessità di cambiamento, che molto spesso è ostacolata dagli eventi e ci fa soffrire, va sconfitta con la consapevolezza dell’essere presenti adesso, con la soddisfazione dei sensi e della esistenza.

Il pensiero di Eckhart sulla pandemia

Eckhart Tolle, autore di molti libri, seguito in internet e nei congressi che tiene in giro per il mondo, non credo debba o sia capace di rivoluzionare il nostro pensiero, ma può essere utile oggi a vedere la pandemia sotto uno sguardo un po’ diverso.

Il suo invito, che lancia dal suo sito internet, è di considerare ciò che succede da un punto di vista più ampio: dobbiamo accettare di essere parte di un movimento più grande, di un’esistenza che ha le sue fasi e i suoi cambiamenti.

Ogni cambiamento smuove la “normalità”, e quello che noi potremmo recepire come dolore, come sconvolgimento, è in verità solo una nuova opportunità che l’esistenza sta dando a se stessa, e noi ne siamo parte.

La vita si svolge tra le polarità dell’ordine e del caos. È importante in questo momento riconoscere questi due opposti fondamentali, senza i quali il mondo non potrebbe nemmeno essere. Un’altra parola per il disordine è “avversità”. Quando diventa più estremo, potremmo chiamarlo “caos”.

Preferiremmo, ovviamente, avere ordine nelle nostre vite, il che significa che le cose vadano bene (…) Da una prospettiva più alta, un livello più alto, l’esistenza dell’ordine e del disordine, o dell’ordine e del caos, è una parte necessaria dell’evoluzione della vita.

(…) la cosa strana è che è proprio (nei momenti peggiori) molti umani sperimentano una trascendenza. Un fatto strano è che non accade quasi mai che le persone si risveglino spiritualmente mentre si trovano nella loro zona di comfort. O che diventino più profondi come esseri umani, il che sarebbe un parziale risveglio. Non succede quasi mai. Il luogo in cui avviene il cambiamento evolutivo, o il salto evolutivo, è solitamente l’esperienza del disordine nella vita di una persona“.

Ecco che il riconoscere il disordine come fase transitoria per un ordine successivo, ci porta quiete e maggior serenità nell’affrontare la quotidianità.