Gianni Rodari: 100 ANNI PER I BAMBINI

Gianni Rodari: 100 ANNI PER I BAMBINI

A 100 anni esatti di distanza dalla nascita, Gianni Rodari è ancora una lettura attualissima, che ha rivoluzionato il panorama pedagogico novecentesco ed è stato ispiratore diretto per precettori, insegnanti e genitori.

Oggi cerchiamo di sapere qualcosa in più su un autore che ha eletto la fantasia a motivo stesso del raccontare.

Leggere a un bambino i racconti di Gianni Rodari vuole dire mostrargli che la narrazione è un atto libero, al quale non serve una giustificazione e che la fantasia c’è e può essere impiegata per il solo scopo di costruire storie e stare assieme.

Leggerlo oggi vuole dire anche, per noi adulti, imparare a riscoprire l’importanza dell’inventiva anche nel rapporto con i nostri piccoli.

  • La giovinezza di Gianni Rodari: ‘un motore per inventare’

Giovanni Rodari nasce a Omegna, il 23 ottobre 1920, in una famiglia della media borghesia, vedrà purtroppo la scomparsa prematura del padre a soli 9 anni e, trasferito a Varese, viene iscritto alle scuole magistrali di Milano e contemporaneamente studia violino, tanto che forma un trio con il quale allieta le serate di alcune osterie meneghine.

Dopo una giovinezza a tratti scapigliata scoprirà fin da subito la sua vera passione: insegnare ai bambini.

Nel 1938 inizia a lavorare come precettore a Sesto Calende mentre frequenta la facoltà di lingue dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, abbandonata però dopo pochi esami.

Di questi anni della giovinezza, è lo stesso Rodari a darci uno spunto molto interessante: per tutta la vita confermerà che la sua carriera di scrittore non è nata sui banchi di scuola come alunno, ma ascoltando le domande che gli venivano fatte come precettore. 

La fantasia di un bambino che non ha capito appieno la spiegazione è una risorsa inesauribile e preziosissima, un talento che va coltivato finchè si può, serve inizialmente a riempire le lacune e far finta che si capisca tutto delle parole dette dai grandi, ma deve diventare poi un motore per inventare e reinventare il mondo intero. 

La sua salute cagionevole gli impedisce di essere arruolato durante la seconda guerra mondiale, e la carenza di insegnanti lo porta come supplente a Uboldo fino al 1943, anno in cui viene comunque arruolato come aiuto all’ospedale milanese di Baggio. La guerra gli porta via i suoi due più cari amici, ma soprattutto confina in un lager nazista il fratello (che fortunatamente sopravviverà).

Questi avvenimenti lo convincono della giusta causa del movimento partigiano, col quale entra in clandestinità nel 1944.

Finito il periodo bellico, inizia la sua carriera di giornalista in numerose testate, fino a trasferirsi a Roma per fondare, con Dina Rinaldi, il giornale per ragazzi il ‘Pioniere’.

  • Rodari scrittore di libri

Nel 1951 pubblica il primo libro “Il manuale del Pioniere”, che gli costò la censura da parte del Vaticano, arrivando a veri roghi pubblici di diverse copie nei cortili delle parrocchie.

Questo evento, come spesso capita, lo rese ancora più celebre, spingendolo a scrivere nuovi libri e a continuare a dare voce alla carta stampata ed alcuni programmi televisivi per bambini.

Nei suoi testi l’interesse verso il mondo del bambino come luogo di scoperta, aumenta di volta in volta.

A racconti più propriamente dedicati ai piccoli lettori, affianca narrazioni incentrate sull’esplorazione delle potenzialità e delle risorse della fantasia. Infatti nel 1970 è il primo italiano a vincere il premio Hans Christian Andersen per la letteratura d’infanzia.

  • La Grammatica della fantasia e gli ultimi anni

Sarà però il 1973 che vedrà l’uscita del suo capolavoro, del testo per il quale oggi in particolare lo ricordiamo: “Grammatica della fantasia (Introduzione all’arte di inventare storie)”, unico testo completamente di saggistica che spiega direttamente ad insegnanti, precettori, animatori e genitori come relazionarsi con il campo della “fantastica”, riprendendo in ogni pagina esperienze dirette e dando soluzioni a problemi profondi ma quotidiani. 

L’impostazione di questo libro, diventato un vero punto di riferimento per intere generazioni, affronta proprio il concetto di ostacolo, problema, dubbio e scelta difficoltosa come vero punto di origine per la creatività: soprattutto nei bambini non va mai sottovalutata nessuna domanda, anzi, sono proprio queste ultime che vanno imboccate per iniziare un viaggio che sia ‘fantastico’. Il ruolo dell’educatore non deve mai essere incanalare il bambino finché scompaia ogni dubbio, ma prepararlo ad affrontare i problemi in maniera creativa e libera.

Forte di queste idee, la sua popolarità è ai massimi livelli, gira l’Europa facendo conferenze e la sua voce sui giornali diventa punto di riferimento per tutti gli educatori.

Il 10 aprile 1980 viene ricoverato a Roma per un intervento alla gamba, ma l’operazione gli non dà modo di riprendersi e quattro giorni dopo, il 14 aprile, muore all’età di 59 anni. 

«È difficile fare le cose difficili: parlare al sordo, mostrare la rosa al cieco. Bambini, imparate a fare le cose difficili: dare la mano al cieco, cantare per il sordo, liberare gli schiavi che si credono liberi.»