Api: le nostre alleate contro l’inquinamento

Api: le nostre alleate contro l’inquinamento

Le api sono molto importanti per l’equilibrio naturale e la conservazione della flora, tanto che dalla loro presenza può dipendere il miglioramento ed il mantenimento stesso della biodiversità.

Tra le loro funzioni principali vi è l’impollinazione, ovvero il trasporto di polline dalla parte maschile a quella femminile dell’apparato riproduttivo di fiori e coni della stessa pianta o di piante diverse: è questo il principale meccanismo di riproduzione delle Gimnosperme e delle Angiosperme. 

Un’ape riesce infatti a percepire il profumo dei fiori fino a 1200 metri di distanza ma, a causa dell’inquinamento, tale capacità si riduce a 200-300 metri.

Ogni esemplare può coprire una superficie di raccolta di nettare di oltre 3 chilometri quadrati e, passando di fiore in fiore, entra anche in contatto con un gran numero di agenti inquinanti, diventando un vero rilevatore biologico dell’inquinamento.

Attraverso l’impollinazione e la raccolta del nettare, quindi, le api offrono un servizio fondamentale alla natura, permettendo di conservare e tramandare differenti specie di piante e mantenendo un equilibrio fondamentale per la biosfera.

Per questo motivo, la loro drastica diminuzione rappresenta una seria minaccia per gli ecosistemi naturali e per l’attività umana: l’agricoltura, infatti, vede nelle api non solo un alleato preziosissimo come agente impollinatore ma anche una florida fonte di ricchezza per i prodotti legati agli alveari. A ciò si aggiunga che non è mai da sottovalutare l’impatto generale che la scomparsa di un agente così importante potrebbe portare all’interno del bioequilibrio, soprattutto in un’ottica di lungo periodo e con effetti oggi non prevedibili.

 LE CAUSE DELLA DIMINUZIONE

La Food and Agriculture Organization (FAO) ha ufficialmente lanciato l’allarme nel 2014, informando che a livello mondiale la diminuzione del numero delle api ha raggiunto il 20%, mentre la media nelle regioni più industrializzate del globo si attesta intorno al 50%. Questi dati, allarmanti già di per sé, diventano critici se si pensa che circa l’84% delle specie di piante e l’80% della produzione alimentare in Europa dipendono, direttamente o indirettamente, dall’ impollinazione ad opera di api ed altri insetti pronubi. 

Lo studio condotto dalla FAO ha origine nel 2007, in piena CCD, cioè ‘Colony Collapse Disorder’, in italiano ‘Sindrome da spopolamento degli Alveari’, fenomeno registrato tra il 2005 e il 2008 negli Stati Uniti, che ha visto la scomparsa mediamente di 40 arnie ogni 100.

In Italia i numeri non sono più rassicuranti: negli ultimi quindici anni la EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) ha registrato una perdita di api tra cento e mille volte maggiori del normale. 

La “sindrome” registrata dalla FAO, quindi, è stata solo l’ultimo grande campanello d’allarme, uno dei tanti capitoli di un discorso iniziato per la prima volta negli anni Settanta, a seguito dei primi utilizzi del DDT, un potente insetticida.

La diminuzione del numero di api nel mondo non sembra diminuire ed ogni nuovo picco di mortalità non richiama più l’attenzione. Le cause di tutto ciò sono plurime, una combinazione di fattori tra cui figurano: la maggiore vulnerabilità nei confronti di patogeni (protozoi, virus, batteri e funghi) e parassiti (come Varroa destructor, Aethinia tumida, Vespa vetulina); i cambiamenti climatici; la variazione della destinazione d’uso dei terreni in periodi di penuria di fonti alimentari e di aree di bottinamento per le api; la progressiva diminuzione di piante mellifere e l’uso di prodotti fitosanitari e di tecniche agricole poco sostenibili.

Tutti questi elementi sommati non solo portano le api ad una maggiore mortalità istantanea, ma ne abbassano anche le difese immunitarie, rendendole maggiormente esposte anche a fattori precedentemente non nocivi per loro.

In ultima analisi e visti i motivi principali della moria, possiamo dire che la causa principale dell’allarmante situazione sia il comportamento inquinante e sregolato dell’uomo.

L’IMPORTANZA DEL MONITORAGGIO

Oggi le realtà che cercano di tamponare lo spopolamento di api sono molte, come ad esempio l’ISPRA, il progetto BeeNet2, gli Istituti Zooprofilattici Sperimentali (IIZZSS), le Università e gli Enti di ricerca. Tuttavia, questi enti riescono ad essere efficaci più nel monitoraggio territoriale che nel frenare direttamente la moria. Gli sforzi però non sono vani: grazie a queste realtà sappiamo di anno in anno quali fattori incidono maggiormente nelle differenti zone e gli apicoltori sono in grado di prevedere le curve di popolazione ed i territori più indicati per l’allevamento, oltre a smascherare l’uso non autorizzato di pesticidi ed agenti tossici.

Un monitoraggio costante porta poi all’aumento dei finanziamenti volti a favorire i territori dove le api vengono allevate e l’inquinamento è ostacolato.

Vi invitiamo a partecipare con noi per contribuire attivamente contro l’inquinamento aderendo a questa campagna http://www.marciastoppesticidi.it/

 

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