L’importanza delle parole

L’importanza delle parole

Attraverso le parole esprimiamo idee, desideri, stati d’animo e sentimenti: per questo motivo, un corretto uso delle parole è fondamentale per la comprensione reciproca.

Non basta rispettare le regole grammaticali o aver letto tanti libri, in quanto le parole, quando vengono pronunciate, coinvolgono tutto il nostro corpo e la situazione che stiamo vivendo, suscitando una serie di emozioni che vanno ad infondere una particolare energia. Per questo motivo dobbiamo stare attenti nell’esprimerci ed abituarci all’attenzione delle espressioni verbali come di quelle non verbali.

LA CIMATICA

La prima cosa da tenere a mente è che le parole, quando vengono pronunciate, vengono trasformate in suono. La parola “persona”, infatti, significa per-sona cioè “attraverso il suono”. La cimatica, ovvero la scienza che studia le onde vibrazionali, dimostra come il suono plasmi la materia e che i suoni armoniosi creino forme armoniche e viceversa. Già nel 1787 il fisico tedesco E. Chladni fece degli esperimenti con i granelli di sabbia, scoprendo che questi ultimi si disponevano in una lastra metallica in modo diverso a seconda della nota suonata dal violino. Successivamente, Hans Jenny scoprì che a suoni specifici corrispondono precise figure geometriche.

Ecco che la parola veicola di per sé un messaggio all’ascoltatore, ma non va dimenticato che anche il suono trasmette un messaggio indipendente, che in mancanza di attenzione potrebbe risultare addirittura in contrasto con le parole pronunciate.

Per capire ciò, facciamo il più classico degli esempi: avete mai provato a dire parole d’affetto in maniera svogliata?

Può essere che il tono svogliato sia stato semplicemente frutto di un momento, ma benché le parole dette fossero sincere, chiunque le abbia sentite avrà di sicuro reagito non bene.

Allo stesso modo, una parola a malapena bisbigliata difficilmente porterà all’ascoltatore un senso di sicurezza o di certezza nei confronti di chi parla, anche qualora il contenuto fosse più che veritiero.

In questi casi siamo in presenza di esempi di sonorità, o toni, che risultano in contrasto con le parole pronunciate e che quindi vanno a creare una comunicazione confusa, se non addirittura sbagliata.

Il tono della propria voce è parte integrante della comunicazione e, come le parole, va usato correttamente: dobbiamo abituarci a capire quali sono i toni giusti rispetto ai messaggi che intendiamo trasmettere.

Un tono particolarmente grave sarà adatto al rispetto di una situazione formale, così come delle parole dette ad alta voce o con un tono squillante saranno più appropriate ad un ambiente conviviale; per quanto riguarda nello specifico il dialogo con i bambini, urlare non sarà mai adatto nelle situazioni di apprendimento, ma servirà solo a spaventarli.

Aver sempre in mente ed essere consapevoli del tono giusto vuole dire rendere il messaggio più chiaro a chi lo riceve e rendere più potenti e cariche di significato le parole che pronunciamo.

L’IMPORTANZA DELLO STATO D’ANIMO

Altro importantissimo contenitore delle parole e dei loro suoni è il nostro stato d’animo.

Il contenuto delle parole, infatti, è profondamente messo alla prova dai diversi stati d’animo, in quanto parlare significa relazionarsi con altre persone ed a volte può essere percepito come quasi una sfida nei confronti dell’altro, seppur solo dialetticamente: le parole, se non si presta la dovuta attenzione, saranno compromesse da un animo di sfida e di imposizione.

La voglia di vincere un discorso spesso crea uno stato d’animo aggressivo, impedendo così al corretto messaggio di arrivare all’interlocutore e dando vita a malintesi ed accese discussioni.

Per questo motivo, quando si vuole utilizzare correttamente le parole bisogna cercare di essere calmi e distesi: cerchiamo di allontanare stati d’animi negativi ed aggressivi  che ci possono far dire cose che nemmeno pensiamo.

Il miglior metodo per mantenere la calma durante una conversazione è rimanere all’ascolto di se stessi e, non appena si sente l’aggressività prendere il sopravvento, semplicemente fermarsi e interrompere la discussione. In questo modo, innanzitutto si risulta onesti e sinceri agli occhi dell’altra persona e capaci di prendere coscienza dei propri atteggiamenti e cercare di cambiarli, rimandando la conversazione ad un momento più positivo per il dialogo e l’ascolto.

L’IMPORTANZA DELL’ASCOLTO

Nel parlare sono insite due “sfide”: ascoltare chi si ha davanti è metà della fatica, l’altra metà è esprimere se stessi.

Quando si inizia un dialogo, bisogna sempre lasciar parlare l’interlocutore fino a che non abbia terminato il suo concetto.

I ritmi della comunicazione pubblica, come quelli che vengono proposti in TV, ci hanno abituati ad interrompere continuamente chi sta parlando per contraddirlo, a gridare più forte per vincere un discorso e a non lasciare parlare l’altro.

Il dialogo, però, non è una lotta ne deve diventarlo: ogni strategia, compresa quelle dialettica, tesa a vincere con un atteggiamento di sfida e lotta è di per sé una sbagliata e per niente costruttiva.

Le parole sono importanti perché ci aiutano a capire chi abbiamo davanti, ci aiutano a comprendere una nuova parte di mondo, oltre che noi stessi e la nostra vera natura.

Tuttavia, per fare ciò è fondamentale rimanere in ascolto, in modo tale da essere in grado di rispondere sulla base di ciò che abbiamo sentito, non limitandosi a riaffermare le convinzioni iniziali, ma alla luce di un dialogo costruttivo e di crescita reciproca.

Ogni volta che parliamo con qualcuno, dunque, impegniamoci a farlo finire di parlare, lasciamogli terminare il ragionamento e, prima di rispondere, pensiamo a ciò che ha detto, senza la necessità di contraddirlo solo per avere la meglio nella conversazione e dire l’ultima parola.

L’IMPORTANZA DEI PERCHÈ

L’importanza dei “perché” è una delle cose più preziose all’interno di una conversazione e nella semplice quotidianità, che vale la pena insegnare e trasmettere anche ai nostri figli.

Le parole sono importanti solo se sono portatrici di un significato, altrimenti finiscono per diventare dei semplici scarabocchi in uno spazio bianco. Le parole, come si è detto all’inizio, portano in sé concetti, opinioni e sentimenti, ma non valgono a nulla se non sono ulteriormente esplorabili, se non sono fertili come la terra che fa crescere una pianta. E L’acqua di questa terra è tutta in una parola: “Perché?”

Non bisogna mai smettere di chiedersi il perché delle cose che pensiamo o il perché di ciò che si ascolta: è molto importante rimanere curiosi e ricercare la verità, soprattutto dietro agli slogan e alle frasi fatte.

La semplice domanda “Perché?” può farci capire moltissimo di quello che l’altro sta cercando di dire o di quello che noi stessi stiamo cercando di trasmettere agli altri.

Un dialogo senza un “Perché?” è segno di una mancanza di volontà di capire l’altro, di mettersi nei suoi panni e di un desiderio di crescita reciproca.

Non smettete mai di chiedere “Perché?” e chiedetelo sempre anche ai vostri figli!

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